Deratizzazione in corso

Non rimuovere le esche

24/04/2006

En las fronteras    

 

Villa Croce, a Genova, è un bellissimo edificio ottocentesco che dal 1985 è diventato sede del Museo di Arte Contemporanea. In questo periodo è in mostra “En las fronteras”: dalle collezioni del MEIAC, Museo Extremeno Iberoamericano de Arte Contemporaneo di Badaioz. Sono esposte le opere di 30 artisti; particolarmente interessanti sono: Jorge Macchi ed Oscar Muñoz. 

 

Jorge Macchi presenta due video:“La passion de Janne d’Arc”, tratto dal film di Carl Th. Dreyer, e “Super-8”. Il primo video propone, del film originale, solo la sequenza del testo scritto in francese, su fondo nero e senza sonoro; sono aggiunte anche brevissime e quasi invisibili immagini, ad effetto subliminale, tratte dall’originale. L’effetto è la sensazione di avere visto e sentito il film avendolo soltanto letto.

La comprensione che si determina, quindi, accade attraverso un percorso diverso dalla visione di immagini, sebbene utilizzi lo stesso mezzo, e questo scarto consente la possibilità di riflettere sull’atto percettivo in sé, che normalmente si manifesta come automatismo al servizio della formazione di un giudizio o di una sensazione.

 

Il secondo video: “Super-8”, mostra l’immagine ripetuta della parte finale di una pellicola super-8, ovvero la coda di un film di solito non proiettata, accompagnata dalla ripetizione di urli, rumori di strada, incidenti, vetri rotti e nessun dialogo. L’audio di questo video, in pratica, riprende la dinamica sonora di un film d’azione omettendone le voci.

Il senso di questo ascolto, reso necessario dalla visione ripetuta ed insignificante della coda di una pellicola, consente di fissare l’attenzione sulla finzione di una rappresentazione, in quanto dissocia l’emozione visiva da quella uditiva e di quest’ultima ne mette in rilievo l’insensatezza e l’esasperazione, che nel contesto opportuno creano la suspense. Inoltre l’effetto di questi rumori dirompenti e continuati sottolinea la necessità di mettere a fuoco la parte sonora di una realtà, non più solo rappresentata, satura e vuota di significato.  

 

Oscar Muñoz presenta un lavoro particolare: “Proyecto para un memorial”, si tratta di cinque video che contemporaneamente mostrano le diverse fasi di composizione di volti dipinti con un pennello. L’originalità dell’idea sta nel fatto che si usa come supporto una pietra esposta al sole ed il pennello si intinge nell’acqua. Quindi mentre parte del volto si compone, lentamente, se ne asciuga e scompare un’altra parte. Fino a sparire del tutto. Fino ad un altro volto che nuovamente è disegnato ed evapora.

La delicatezza e l’intensità di questo gesto è un invito a riflettere sul senso dell’ esistenza e sull’insignificanza della nostra presenza, ma è anche un modo per suggerire un pensiero che appartiene ad una dimensione più umana, appunto perché legato a quel resto che diventa comunque vapore. 

 

Esco da Villa Croce e mi accorgo che le persiane della grande casa sono serrate, quasi che il volto della realtà possa essere percepito con esattezza nel ventre di un ambiente chiuso, di cui l’arte contemporanea ne può fornire le stravaganti ma precise aperture.   

 

Fino al 30/04/2006 

 

En las fronteras 

 

Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce 

 

Via Jacopo Ruffini 3 

 

Genova

 

Postato da: bleusouris a 01:22 | link | commenti (2)
m arte

19/04/2006

Resta   

 

Terra che brucia 

di pelo 

e di ruggine fiorita

resta ancora un po’ 

negli occhi miei, 

tra le mosche  

e il basilico 

che non cresce 

l’asfalto 

e le margherite

nere di pidocchi.

Dietro quel muro 

di ferro e di spine 

la bava della lumaca 

si asciuga 

sul taglio 

di una latta esplosa 

E,

dalla robinia in fiore 

piovono petali 

bianchi 

come i denti delle orate  

 

 

 

Resta a chi abita il mio cuore. Resta ad Argo, il mio fantastico vecchio cane bianco, perché non mi debba lasciare presto.

 

 

 

Postato da: bleusouris a 17:02 | link | commenti (3)
galleggiamenti

11/04/2006

Italia stracciona  

 

Si stanno contando anche gli ultimi pezzi di carta, pure nei cestini, per trovare lo scarto necessario a dichiarare chi ha vinto. Per uno 0,1% l’Unione dovrebbe avere la maggioranza alla Camera, mentre al Senato l’avrebbe grazie ai voti degli Italiani residenti all’estero.

Al di là di chi avrebbe vinto, che tipo di Italia si è mostrata nel corso di queste elezioni? In queste ore si sono sprecate analisi di politologi, opinionisti, studiosi, per cercare di comprendere il fenomeno di questa “vittoria” risicata. Ma cerchiamo di alzare il velo sul voto di chi ha ridato fiducia a chi per cinque anni ha già governato. E’ possibile che, per esempio, gli Italiani residenti in Antartide, in Angola o nel Ciad, possano avere avuto le idee più chiare sulla nostra situazione non confermando lo schieramento di centro-destra, ma attribuendo una larga maggioranza a quello dell’opposizione? Come mai qui non sono bastati i processi, le leggi ad personam e gli scandali che hanno coinvolto i nostri governanti? Nemmeno il fatto che l’Italia si sia ridotta ad essere il fanale di coda dell’Europa ha convinto una grande parte del popolo Italiano?  

Non occorrono molte analisi per comprendere ciò che “il nostro piccolo squalo”, Berlusconi, conosce bene e che ha contribuito a creare. Ecco buona parte degli Italiani brava gente: quelli che si lasciano comperare con quattro noccioline; quelli che se gli si consente il furtarello sono disposti a chiudere gli occhi sulla grande truffa; quelli che si sentono capitalisti con un buco di casa e quattro soldi in banca; quelli le cui parole d’ordine sono: chissenefrega, una mano lava l’altra, si fa tutto in famiglia, io mi sono fatto da me, arrangiati.  “Il nostro piccolo squalo” conosce bene questa Italia, sa che spesso si vergogna persino di dire per chi vota, e sa che non sono gli ideali o una maggior giustizia a conquistare voti, ma la promessa di due tasse in meno e la minaccia “comunista” di tassare il “patrimonio”. 

“Il nostro piccolo squalo” sa bene che qui l’illusione di quattro stracci in più non ha prezzo; ma per fortuna la metà più uno non la pensa come lui e lo riporterà nella sua tana.

 

 

Postato da: bleusouris a 13:29 | link | commenti (16)
sacco saccheggio

03/04/2006

Vota Sìlviolo  

 

Questo è un pezzo tratto dallo spettacolo teatrale: "Vota Sìlviolo!", diventato anche titolo di un libro. Scritto da Nando dalla Chiesa racconta la politica di governo di Silvio Berlusconi e della sua maggioranza. 



Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre. Di corsa, “per onorare con il nostro lavoro” così ci venne detto “i morti di New York”. 

Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.   

Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l'ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.
  

Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq.
Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo.
  

Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare “vacca” e “gallina”. 

Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.  

Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.   

Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza precedenti.  

Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall'infarto per l'indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.  

Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il Governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.  

Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del Paese. 

Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.  

Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale.
Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.
 

Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.   

Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il Presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.   

Ho visto scritto nella relazione ufficiale della Commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti". 

Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.  

Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.  

Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza. 

Ho visto decine di senatori dell'opposizione lavorare seriamente ed essere trattati dai loro elettori come incapaci o complici del Governo. Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste. 

Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.  

Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d'inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura.
Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.
   

Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.  

Ho visto un ministro alla testa di duecento ragazzi davanti al Senato. L'ho visto gridare, lui ministro della Repubblica italiana, "chi non salta italiano è".  

Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato. 

Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l'impunità in un processo, per prendere possesso per qualche settimana di tutte le televisioni.
Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia. 
 

 

 
Nando dalla Chiesa

 

Postato da: bleusouris a 18:45 | link | commenti (10)
sacco saccheggio

 
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