Deratizzazione in corso

Non rimuovere le esche

30/05/2006

Anna

 

 

 

Il corpo aperto, senza testa e senza ventre, ali di carne rosargento.

Sulla lingua il gusto di mare, un aroma che non è acqua salata sugli scogli, ma il profumo di quando diventa onda e il vento ne corrode i fianchi di porcellana.

Un piatto di acciughe.

-Che buone, come le hai cucinate?

Anna mi osserva masticando lentamente

-Olio, aglio e prezzemolo…Senti, ho scritto due racconti…

-E poi le hai cotte in padella?- un’acciuga cade dal piatto sulla tovaglia e un’onda di olio si allarga piano.

-Vorrei che li leggessi.

La osservo masticando lentamente.

-Ho scritto della mia infanzia, della guerra, di come tutti gli abitanti di un paese dell’entroterra ligure salvarono me e i miei cinque fratelli dalla fucilazione.

I capelli raccolti sulla nuca, l’elastico trattiene a stento i suoi riccioli neri, quasi a spezzarsi su quelle onde lucide.

-Mio padre era turco ebreo, noi eravamo sei fratelli piccoli e poi c’era mia madre. Non eravamo riusciti ad ottenere il permesso di emigrazione negli Stati Uniti e con noi bambini non era possibile scappare in Svizzera attraverso le Alpi.

Sorride, con la punta delle dita raccoglie un ricciolo quasi bianco sulla fronte, fino a spostarlo indietro a raggiungere gli altri.

-A pochi chilometri da Genova, un piccolo paese ci nascose per tre anni e ci salvò.

Penso al film di Lars von Trier, Dogville, poi ascolto Anna, la storia del suo volto dei suoi capelli dei suoi occhi e delle sue mani, che ora spostano il pane e la bottiglia di vino. Sul tavolo posa alcuni fogli scritti, su quello in cima ferma la sua mano.

-E’ da molti anni che non leggo più, a volte mi confondo con lo spagnolo e l’inglese, ci sono molti errori… Ah, il pangrattato, mi raccomando, giusto una spruzzatina sulle acciughe aperte…

Sì, li leggerò, avvicino la mia mano alla sua, grazie per aver pensato a me.

E lentamente terminiamo i nostri piatti di acciughe dorate di pangrattato.

 

 

 

Postato da: bleusouris a 13:21 | link | commenti (6)
ricognizioni

22/05/2006

Questione di cupole

 

 

 

 

Il pensiero di una forma che ridefinisce lo spazio di natura costruendo una spazio umano si può definire un’impresa audace e tale fu la straordinaria costruzione di una cupola.

 

Era il 1418 quando il grande artista Brunelleschi vinse il concorso per la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore.

 

E’ il mese di maggio del 2006 quando viene alla luce l’imponente e avveniristica costruzione della calcio-cupola di Moggi e Giraudo.

 

Aspetto tecnico: poiché la calcio-cupola non si può costruire con mezzi leciti, i rutilanti inventori Moggi e Giraudo brevettano una nuova tecnica che permetterà alla struttura di autosostenersi: è “l’associazione a delinquere”. Si tratta di una forma leggermente ovoidale che poggia su 41 pilastri ora indagati, ma si sorregge grazie agli efficaci equilibri raggiunti dalla  architettura dell’assenza di Consob, Antitrust e Federcalcio. Il fantastico dinamismo torsionale della costruzione è garantito dall’invisibile presenza di Gea World, una placida consorteria di figli di papà semiconduttori di denaro sporco.

Aspetto estetico: la calcio-cupola non è una forma nuova, essa infatti trae ispirazione dall’esperienza storica di Cosa nostra, Camorra, ‘ndrangheta e Sacra corona unita, architetture resistenti il cui calcolo strutturale può sorreggere archi, volte, gusci e tensostrutture di un qualsiasi accampamento in una valle erbosa o in un Governo.

Aspetto ideologico-urbanistico: la calcio-cupola si può definire un piccolo Stato che, a differenza di altri, consente un notevole risparmio energetico per l’impatto zero dovuto al riciclaggio di denaro sporco presso ameni paradisi fiscali. Si sussurra, a tal proposito, dell’eterna presenza della Banca Vaticana, competente in materia e già in passato sensibile al problema ecologico che detersivi aggressivi e spazzole abrasive possono procurare sulla moneta incrostata.

 

In sintesi l’invenzione della calcio-cupola consente una brillante soluzione del caos che la problematica del libero arbitro innesta sul raccordo pneumatico del caso. L’eliminazione dell’arbitrio arbitro arbitrario permette l’immediata organizzazione di partite di calcio vincenti e perdenti in anticipo, risolvendo in un solo colpo l’annoso problema della impossibilità di prevedere un evento con certezza assoluta. Ne discende il design elegante della quadratura del pallone, un nuovo tipo di sfera ad elevata tecnologia in grado di garantire alte prestazioni per una vasta fascia di utenti, per ora in visita di cortesia presso le disadorne e tediose aule della Magistratura.

 

 

 

Postato da: bleusouris a 12:12 | link | commenti (11)
sacco saccheggio

15/05/2006

Ecce uomo

 

 

“La voce umana è disarmata di fronte alla morte come all’amore, quando scopriamo che in entrambi i casi c’è il dolore della perdita e della negazione.

L’arte non dà risposte, casomai scontorna ogni esperienza in una sorta di cornice temporale sospesa, in cui non si danno significati certi, quanto piuttosto si formulano domande, si moltiplicano interrogativi, si fa rumoreggiare il senso insopportabile e scioccante della verità.

Un’opera d’arte produce una ferita dello sguardo senza la quale la conoscenza sarebbe priva di senso.

(...) Pur restando fedele ad un linguaggio che ha le sue regole, i suoi codici, che non vede se non attraverso la bellezza, queste opere rappresentano l’uomo che siamo diventati.”

 

Con queste parole ha inizio la mostra d’arte contemporanea “ Ecce uomo”.

 

Bill Viola in “Silent mountain” presenta due schermi al plasma accostati, ricordano, nelle dimensioni, un dittico medievale.

Un uomo, una donna, corpi contorti si stringono di mani sole, fianco a fianco, in quello spazio solo ognuno solo affonda senza un grido.

 

 

Pipilotti Rist in “Heilung” prepara un armadietto da pronto soccorso, sul davanti sono incise le parole: “Casa-lontano-qui. Epidermide formati”.

Scatole rosse verdi e poi garze, pastiglie, cerotti e forbici a tagliare il ventre, e dentro l’occhio endoscopico vene, canali, fibre, nervi, gallerie di carne fino all’osso, di un corpo che non è.

 

 

Tony Oursler in “Blue and white state” proietta il volto di un uomo che parla su un cilindro ovale bianco, a cui si aggiunge un abito femminile. Il fantoccio così formato è a terra e mette in scena i disturbi della personalità multipla, metafora della realtà post-moderna.

Sono io, io chi, io l’altro, tu e l’altro quale altro, io è altro, tu è l’altro, io è me tu sei me, altro io d’altro me, io è te.

 

 

Anselm Kiefer in “Senza titolo” è un quadro di grandi dimensioni, 230 per    170 cm.

Colori densi, terrosi di cielo nero, un uomo sdraiato nudo sotto le stelle. Solo. Nero e bianco le mani nude distese a terra, aperte, le gambe aperte di piedi nudi lasciati, ed un respiro di stelle cadute scava il torace bianco       di un soffio.

 

 

 

Quelle citate sono soltanto alcune delle opere in mostra, le altre si pongono nei confronti dell’uomo e della vita con lo stesso sentimento di angoscia e di dolore, unica espressione che l’arte contemporanea ritiene di poter incarnare per essere definita tale.

Questa caratterizzazione è ancora collegata con il tramonto di tutte le certezze estetiche, morali e conoscitive elaborate dall’umanità,   manifestazione dell'ancora presente nichilismo.

 

A tale proposito riporto le parole del filosofo Mario Perniola: "La cultura occidentale continua, senza saperlo, a essere posseduta dal passato e riversa su se stessa la colpa della sua scomparsa, perché s’identifica inconsciamente con esso. Ne deriva un quadro culturale ed artistico profondamente patologico:esso si manifesta da un lato nel sentimento di una profonda inadeguatezza di se stessi e dall’altro nell’incapacità di ritenere qualcun altro degno di stima e di ammirazione. L’arte e la filosofia restano prigioniere di quei “valori” metafisici che a parole negano. Il loro nichilismo o cinismo non è una liberazione dalla tradizione, non è un fenomeno di disincanto e di secolarizzazione, ma al contrario è la pigrizia di signori decaduti e malinconici che non sono più in grado di collocarsi nella generale rinegoziazione di tutte le grandezze implicita nel processo di globalizzazione.”

 

E’ su questa posizione che occorre riflettere per ripensare a forme e contenuti nuovi che siano  strade e non vicoli oramai logori, buoni soltanto per sbarcare il lunario di un “anticonformismo” fine a se stesso.

 

 

Mostra: Ecce uomo

 

Fino al 21 giugno

 

Spazio Oberdan

 

Viale Vittorio Veneto 2

 

Milano

 

 

Postato da: bleusouris a 00:52 | link | commenti (4)
m arte

09/05/2006

     Orgiastico

 

 

     -Ti amo

     -Chi?

     -Tu

     -Io?

     -Lui

     -Lei?

     -Tu

     -Io?

     -Noi

     -Voi?

     -Tu

     -Io?

     -Voi

     -Noi?

     -Tu

     -Io?

     -Loro

     -Noi?

     -Voi?

     -Tu?

     -Io?

     -Tu mi ami?

     -Dipende...

 

 

 

 

      Quando si è in molti intendere è difficile, meglio sottointendere....

 

 

Postato da: bleusouris a 12:25 | link | commenti (10)
fenomenologia amorosa

03/05/2006

Vincent ed io  

 

Tempo fa annunciai una mostra:”Gauguin Van Gogh”, presso il museo di Santa Giulia a Brescia, e, a differenza delle altre visite di cui poi scrivo, di questa magnifica esposizione non ho detto nulla. Il motivo è assolutamente personale, parlare dei quadri di Van Gogh, per me, è difficile, perché essi rappresentano un’esperienza che è poi diventata il fondamento del mio rapporto con ciò che si definisce opera d’arte. 

Ricordo ancora con precisione il momento in cui avvenne l’incontro con il quadro che diventò il più importante, fu alla National Gallery a Londra. Osservavo alcuni dipinti di Renoir, Degas, Manet e di altri, quando all’improvviso fui abbagliata, invasa, entrata, trapassata dal quadro “Girasoli” di Van Gogh. Non dimenticherò mai il mio stordimento di fronte a quella sensazione straordinaria che ancora oggi non ho risolto in termini razionali. 

 

Dopo il saggio di Benjamin attribuire un’aura all’opera d’arte sarebbe ingenuo, così come lo sarebbe considerare l’opera un’entità autonoma, che non vive delle mediazioni di critici, storici e filosofi, che ne fanno e ne espongono le caratteristiche. 

Eppure ciò che mi accadde, quel giorno, fu davanti a quel quadro e non a quello, ugualmente solennizzato, che gli stava vicino o lontano. 

Considerando l’accaduto, con un certo distacco, posso dire che sapere se, in realtà, tutto questo fosse merito del mio essere pronta a raccogliere quell’esperienza in una coincidenza qualsiasi non esaurisce né il ricordo, né lo spostamento interiore che ha causato. 

Quella presenza indicibile che va oltre la fissità della materia di cui si costituisce, oltre l’intenzione dell’autore, e che per me fu “Girasoli”, lasciò un segno, un pertugio attraverso il quale non ho smesso di guardare. Ed è attraverso quella fessura che mi pare di percepire della realtà una luce in più, un’ombra in più, una sovrabbondanza che si può cogliere con la coda dell’occhio e per un istante.

 

 

Postato da: bleusouris a 01:05 | link | commenti (3)
m arte

 
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