Non rimuovere le esche
Gino Covili
Mentre l’Italia ufficiale è dominata da calciopoli, quando la Nazionale perde o pareggia, da savoiopoli, con tanto di principe indagato per associazione a delinquere, e dall’esito del referendum, con gli infiniti commenti; in una piega di questa realtà, a Modena, ha luogo ancora per pochi giorni la bellissima mostra “Covili gli occhi della vita”.
“La meta che un pittore si pone è la conquista di qualcosa di prezioso, io ho trovato il mio linguaggio pittorico.”
Vento giallo di fiume giallo, un fiume in piena. Tra i sassi uomini, donne, i materassi sulla schiena, e poi cuscini, i bambini e le pentole, c’è chi urla e il vento ancora e l’acqua gialla, di terra ora nelle gole aperte dei tori vivi, che affondano. A riva i rami di ossa sono alberi dalle bocche spalancate.
Vestito di sacco un uomo punta i piedi, gli stivali enormi, stringe la corda al collo di una mucca che digrigna i denti, e poi un cavallo, dagli occhi rossi grandi e sporgenti, gli zoccoli irsuti e la lingua di sangue gonfia, a terra fino a spezzarsi i denti.
Laggiù nella corrente il tetto di una casa rotola. Su un ramo un gufo osserva.
L’alluvione, 1973, olio su tela, 200x380 cm
“Tutto è pronto nello studio per il lavoro cui mi accingo, c’è silenzio, c’è ordine. Anche se ho compiuto gli ottantacinque anni, la passione per la pittura non è diminuita. E come potrebbe essere diversamente? La prospettiva del lavoro è affascinante. Ci sono sempre temi da affrontare, figure da recuperare, aspetti da scoprire, problemi di forma e struttura e colore da affrontare e risolvere. Sono sfide alle quali non mi sottraggo. Questo vale per l’oggi e per il domani. Non posso concepire la mia vita senza il lavoro dell’arte. Ancora mi farò coinvolgere dalla mia passione (che qualcuno ha chiamato vocazione). Ancora mi lascerò trascinare in nuove avventure pittoriche. L’arte è la mia ragione di vita."
Un grande cavallo, bianco di luna, le narici tese il pelo irsuto, e sopra il cacciatore grande con la volpe in grembo, morta, le zampe legate e le unghie rigide, calde. E’ notte bluviola, di nubi e di rocce spinose, di cespugli come lingue umide e piene. Ma le ali aperte, un’immensa aquila blu si solleva, sulla schiena dell’uomo le piume gonfie di vento, di lato il collo ondeggia senza vita, in gola ancora l’ultimo grido.
L’ultimo eroe, 1995, tecnica mista su tela, 179x143 cm
Arrivo a Pavullo nel Frignano, il paese natale di Covili, a qualche chilometro da Modena, ho sete di menta ed entro nel bar della piazza.
La radio è sintonizzata su Radio Maria, a tutto volume.
-L’ho conosciuto sa il Covili.
I capelli che si allungano fino alla cima della testa calva, il barista mi racconta del pittore. Mi dice che Covili era stato il bidello della scuola del paese e che aveva fatto molti altri lavori, anche il barbiere e il pastaio. Dopo l’8 settembre era entrato a far parte delle brigate partigiane.
-Li ha visti i suoi quadri, li ha visti?- mi domanda con orgoglio anche se poi lascia filtrare una piccola invidia.
-Però lo hanno aiutato i suoi amici partigiani, c’era un critico tra loro che lo seguiva.- si illumina- Ma era bravo, sì molto bravo. Come Van Gogh.
All’improvviso mi chiede se conosco il Borlengo, gli rispondo che quel pittore non l'ho mai sentito nominare, lui ride e si avvicina con una cialda bianca in mano.
-E’ questo il Borlengo, lo assaggi…è una ricetta antica, sa.
Mangiamo il Borlengo insieme, lui mi racconta di Pavullo, di quanto è diversa quella dei quadri di Covili, e ridiamo di un suo amico modenese che si cura l’insonnia col Tavor nel San Giovese.
Sullo sfondo la nenia del Rosario e le quindici promesse della Madonna. A tutto volume.
Gino Covili, nato a Pavullo nel 1918 è morto nello stesso paese nel 2005. Pittore erroneamente definito: naif, visionario, realista, espressionista, mostra uno stile molto personale, che sfugge ad una categoria precisa. Grandissimo disegnatore, raffigura il mondo contadino del passato filtrandolo attraverso una personale visione, che diventa poetica struggente di rara potenza espressiva. Da tempo è diventato oggetto di attenzione di critici e collezionisti, tanto da essere oggi celebrato come uno dei nostri più grandi artisti.
Covili gli occhi della vita
Fino al 2 luglio 2006
Foro Boario
Modena
La Baie des Trépassés
Di spalle, all’improvviso, come piace a me.
-Ciao, Carmen!
Trattiene il respiro per un momento e poi si volta.
-Il tuo solito modo e ora come faccio?
La sua mano contratta aveva tracciato una piccola linea sulla lastra di zinco, il disegno già deciso e il segno imprevisto di un’interferenza, quando l’attenzione si lascia penetrare dal caso e la bolla di vetro che ci separa dal resto s’incrina.
-Seguila, lasciala andare.
Mi siedo di fronte, e comincio a scalfire il vecchio tavolo scuro con un coltellino.
-Vieni anche tu in Francia?– Carmen parla e scrolla la testa, con la lente in mano insegue la piccola linea, e poi con la punta la copre di altri segni. Sullo zinco la notte si disegna su una spiaggia.
Baie des Trépassés, la luna è ancora bassa, quasi gialla nel vapore che si alza dal piccolo lago dietro la strada. Proprio davanti alla mia finestra c’è la grande spiaggia dell’oceano, il davanzale dell’Hotel “Les pieds dans l’eau”, così vicino alle onde da sembrare un calamaro addormentato.
-Sarà come l’altra volta, ricordi?- alzo lo sguardo dal disegno marino di Carmen e poi torno a scalfire il legno del tavolo, onde di vetri spezzati.
-Ho freddo, chiudi la finestra- la guardo mentre si volta nel suo letto e poi si tira le coperte fino al collo. Tra le lenzuola i riflessi languidi di quella luna di ottone.
-Carmen...
Sento un suono d’aria, come di vento, mi affaccio e vedo un’ombra scura più della notte, e poi il contorno di un becco, le ali grandi, nere di luna gialla.
-Carmen... un cormorano...
Verso il lago, verso la lingua di vapore che si solleva densa, vola nero e giallo e poi più nulla, solo il bianco di quella nube bianca.
Carmen dorme.
Mi sporgo dalla finestra per vedere meglio; oltre lo stipite il muro d’angolo accoglie quella parte di cielo che si trattiene dietro, lasciando a quel varco di cemento liscio il limite di un mondo oltre il quale se ne può immaginare un altro. Il mio sguardo cade a terra.
Uno sbuffo sulla lastra, Carmen allontana briciole di vernice
-Possiamo dividere la stanza, come l’ultima volta- e poi torna ad incidere acqua e sassi.
Sotto la finestra dell’hotel un tavolo di legno scuro, stretto e lungo, ed io mi allungo in quell’ombra che sento calda. Un volto, trattengo il fiato, c’è qualcuno, vorrei ritirarmi, è sdraiato sopra il tavolo, meglio chiudere la finestra, guarda il cielo, mi nascondo; si sente appena il suo respiro, accompagna il soffio lieve dei sassi, e lentamente anche il mio riprende seguendo il suo. Accarezzo quelle labbra che non so.
-Per favore mi passi il caffé?- a colazione Marcel mi chiede il thermos col caffé. Ne bevo uno anche io. Mi dice che ha dormito sulla spiaggia, voleva ascoltare le voci dei trapassati.
Sorrido e mi preparo una fetta biscottata con la marmellata.
-In questa baia, ad un‘ora imprecisa, l’acqua del mare sugli scogli segue percorsi diversi e sono parole quelle che si sentono, se hai domande sono risposte.
-E tu ne hai avute?
-No, solo una domanda.
Poso la fetta biscottata e lo guardo negli occhi quasi erba.
-Eri tu alla finestra ieri notte?
Non dico nulla, sto per rispondere di no, la sua mano si avvicina alla mia bocca e con un dito mi sfiora le labbra.
-Allora vieni?- Carmen ha finito il suo disegno ed ora lo sta guardando con la lente. Il mare, la spiaggia, la luna ed un piccolo cormorano nero verso il bordo della lastra ad uscire.
-Sì, Carmen, certamente- sulle labbra il gusto ambrato di un cristallo di caffé e sale.
Volver
La vita di una famiglia comincia con un incesto, il padre violenta la figlia (Raimunda) da cui nascerà una figlia (Paula), e sarebbe proseguita con un altro incesto se Paula, nel mentre, non avesse ammazzato il proprio padre adottivo (Paco), compagno della madre (Raimunda).
Questo film, l’ultimo di Almodovar, è stato definito come un omaggio alle donne, ma, se ci si attiene ai fatti narrati, non si capisce perché un tributo al mondo femminile debba passare per la sommaria descrizione di un universo maschile che non oltrepassa una realtà esclusivamente ottusa, violenta, bestiale e fredda; a cui si contrappone un mondo femminile coraggioso, vitale, solidale e caldo.
Dalla storia raccontata, l’unica possibilità di affetto, comprensione, aiuto e amore è quella tra madre e figlia, tra sorelle, tra amiche, tra donne insomma. Una situazione di rapporti che, così come descritta, si presenta asfittica, dalla quale prorompe addirittura la madre di Raimunda (Irene) creduta morta e quindi presenza fantasmatica. Questi i fatti condensati, ciò che pare senza considerare altro.
Eppure il film è bellissimo, dimostrazione del fatto che un grande maestro come Almodovar riesce a plasmare anche la materia incandescente. L’orizzonte del senso, infatti, si deve alzare da ciò che sembrano essere le vicende mostrate.
Analizzando il racconto, oltre la contingenza degli eventi, ciò che affiora non è semplicemente un tributo alla donna e nemmeno solo un omaggio all’amore materno, ma qualcosa di più ancestrale, che si sente come vero e profondo, fuori dal tempo nostro, legato al nostro tempo antico, quello del mito. Ecco, allora, secondo questa lettura, le donne-madri-sorelle-spose, vergini-prostitute-amorevoli-sanguinarie come frammenti della personalità della Grande Madre o Madre Terra, che nella storia del film è gran parte del personaggio di Irene; la madre che dà fuoco al marito violento e che creduta morta ritorna (Iside, Persefone), non essendosi mai allontanata. Non di donne, buone e coraggiose, a cui si oppongono uomini, cattivi e vigliacchi, quindi, ma è della Madre della vita e della morte, maschio e femmina, che si sta trattando, colei che fu venerata sino al Paleolitico sotto forma di statuette steatopigiche. Entità che si può definire come Tutto.
E’ lei che infine si mostra, è di lei che si ha bisogno, Irene con le ciabatte ai piedi, la sua scamiciata lisa a fiorellini e le calze arrotolate alle caviglie; lei che nutre con le sue conserve, che si avvicina piano a chi è in punto di morte e con un sorriso fa una carezza.

Aitan
Alderano
Altreconomia
Andyviolet
Arcoiris
Azioneparallela
Beppe Grillo
Carmilla
Cassiacafè
Catena di Sanlibero
Colti sbagli
Currenti Calamo
Daniele Luttazzi
Derrida blog
Dhalgren
Diamonds
Diheresy
Effe
Elisnelpaese
Elos
Falso idillio
Finearts
Genova bloggers
Gilgamesh
Giuseppe Genna
Il titolo non c'è
Kreshatik
Loredana Lipperini
LucaConfusione
Macchianera
Madeinfranca
Malvino
Mangino
Materiali resistenti
Minimo Karma
Napoli bloggers
Narrando
Nella colonia penale
Personalitaconfusa
Placida signora
Riccardo Orioles
Sacripante
Sacripante blog
Sacripenta
Spleenbug
Teo
Tez
Trafficantedecannelloni
Unsu
Vibrisse
VUE
Zop
oggi
aprile 2008
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
amen
ca s pita
conferite conferenze
fenomenologia amorosa
galleggiamenti
m arte
mim etica
ricognizioni
sacco saccheggio
trasmissioni
visitato *loading* volte
Scrivimi: bleusouris
