Non rimuovere le esche
Concettuale
-Mi ami?
-Se un ipercinetico istopatologo in marmo nudo
si inerpicasse su un paraspigolo imbarbarito
poi ne sarebbe imbarazzato?
-Ti ho chiesto se mi ami
-Se si raccogliesse un metro cubo di aria cubica
poi il marcatempo misantropico
segnerebbe una miscela di minuti meditati?
-Mi domandavo se tu mi amassi
-Se la nicotinica muffola misteriosofica
si pizzicasse ad un pollice dimentico
poi il fervente osservante si offenderebbe?
-Ma mi ami o no?
-Se si imbevesse fino al rammarico
una giuggiola rarefatta
poi la fisiognomica di una crostata rosicata
ne risentirebbe?
-Insomma mi ami o non mi ami?
-Se per un’ insidiosa inesistenza gutturale
il copiafattura si disimpiegasse
poi l’organigramma di uno sciopero selvaggio
ne sarebbe ridimensionato?
-Allora non te la do!
-Dicevi...?
Che l’amore possa essere un’orgiastica piroetta o il bon bon carsico di un combaciamento opalescente ciò che importa, alla fine, è la maccheronica digestione di una fuocosa matriciana fuori pasto.
Pasquinate
Li condonicchi
Ne l’Itaja li peccati
se principia dar pallone
poi so’ tutti scancellati
voi vedé che Cesarone
t’aritorna “Nun me pento!”
a parlà ner Parlamento?
L’indurtaccio
S’era sortanto pe li poveracci,
nun se parlava propio de condoni,
epperò ce so’ stati l’affaracci
de li più zozzi tra que li padroni
che vonno comprà tutti, disgrazziati
co que li fonni neri, l’avocati...
Er Papa, ‘nde le Cammere riunite,
je disse de svotà que le priggioni,
ma mò que le parole sò servite
a trattacce davero da fresconi
pe via che più lo studi, più st’indurto
lo vedi sempre più com’a ‘n inzurto
Pasquinotto
Vicino a piazza Navona c’è Pasquino, la celebre statua parlante di Roma, sul suo basamento ancora oggi si attaccano fogli scritti a mano o a macchina con parole di protesta, una satira pungente contro ogni forma di potere.
Ma Roma di notte non è fatta per le parole, che se dette velano quelle mani desiderate, di travertino lungo il Tevere fermo.
Tra le dita l’onda calda di un respiro scheggiato.
Roma
Di Roma ricordo le strade del centro attraverso il finestrino di un taxi, di fretta perché a Roma ci passavo per non restare, e poi il cielo, dalla finestra dello studio di mio zio, che abita a Roma ma fuori. Zio tu hai sempre detto che Genova non l’avresti mai lasciata, nemmeno per Parigi o per Albenga, ed ora è tanto tempo che vivi qui, anche se sembri sempre sul punto di partire, zio ammettilo, non scrollare la testa, non cambiare discorso, quando vieni al mare e ai tuoi vicoli, quasi tu volessi prendere le misure di un tuo ritorno, poi rimandi a un altro giorno, uno che non sai. E lui curvo si affaccia su Roma e tace.
Roma nelle vocali ampie degli amici romani, dai vieni, vieni tu qui, perché per loro tutto il resto è periferia e il Tevere è anche il Rio delle Amazzoni e l’isola Tiberina è l’isola di Cocos.
Roma nei piedi bianchi e nudi di mio padre, coricato sul letto di un reparto di cardiologia e quel lenzuolo che lo copriva fino al volto, oltre i capelli neri e forti; il riflesso del suo corpo nella vetrata di una stanza vuota.
Da allora a Roma non sono più tornata, ma domenica quando arriverò alla stazione Termini salirò su un taxi e attraverso il finestrino ricorderò le strade del centro, di fretta perché a Roma ci passerò per restare.
Fino a quando?
Sono settimane che gli Stati Uniti ed i suoi alleati promettono “sforzi diplomatici” per giungere ad un accordo tra Israele e Libano.
Si annunciano “bozze di risoluzioni” e Condoleeza, con il suo cipiglio, pensa di essere credibile quando si fa portavoce di una volontà di pacificazione nelle proposte ONU, giudicate inaccettabili da parte libanese. Ma la guerra è già scoppiata e la sensazione è che non si voglia davvero fermarla.
“Ancora due giorni” si dice all’opinione pubblica, ai telespettatori estivi di questa ennesima strage di civili in diretta. Due giorni che diventano settimane di ipocrisia, con l’intento di assecondare il desiderio di tranquillità dei teleutenti occidentali, mentre il Medio Oriente si accende e si predispone il consenso dell’Occidente per un’altra guerra, molto più vasta, la guerra alla Palestina, alla Siria e all’Iran.
Il progetto di un “nuovo Medio Oriente” di cui parla Bush comincia a profilarsi e le giustificazioni per dare l’avvio a questa sanguinosa avventura si stanno preparando in queste settimane.
E intanto si fanno affari, da un’agenzia Bloomberg: “Il greggio è stato scambiato a più di 75 dollari al barile a New York mentre i combattimenti tra gli israeliani e gli Hezbollah appoggiati dall’Iran continuano da 14 giorni… il prezzo del petrolio è salito il mese scorso a causa del timore che gli approvvigionamenti dall’Iran, il quarto produttore al mondo, potrebbero essere compromessi dalla sua controversia con le Nazioni Unite a proposito dell’arricchimento dell’uranio… [E, come afferma un agente di borsa] ‘Nonostante tutto ritengo che 85 dollari entro l’estate sia un evento plausibile. Sono davvero sorpreso di non aver ancora assistito ad un uragano’”.
Fino a quando l’Europa farà finta di non sapere che si sta cercando un suo coinvolgimento e non a fini di pace? Fino a quanto mostrerà vera autonomia?
Dipende anche da noi.

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