Non rimuovere le esche
La Coca…cola
Avevo trattato precedentemente della grave situazione di intimidazione, persecuzione e sfruttamento, denunciata dal sindacato colombiano, all’interno dell’impresa Coca-Cola ed ora finalmente una notizia che merita di essere diffusa:
“Coca-Cola costretta alla trattativa con SINALTRAINAL per fermare il boicottaggio”.
Il boicottaggio, organizzato in termini internazionali, dei prodotti a firma Coca-Cola, dopo tre anni e due mesi, finalmente, ha prodotto come risultato un accordo preliminare tra il sindacato colombiano dei lavoratori delle industrie alimentari (SINALTRAINAL) e la multinazionale.
Non solo si richiedono diritti per i lavoratori della Coca-Cola in Colombia ma anche per quelli delle altre sedi dislocate in tutto il mondo; inoltre si sollecitano risarcimenti per i sindacalisti ed i familiari che hanno subito violazioni dei diritti umani e sindacali, e in ultimo si domanda un accordo per il rispetto dei diritti sindacali all’interno del Coca-Cola System.
Ecco come la solidarietà internazionale, tra lavoratori e consumatori critici, può riuscire ad imporre condizioni diverse, modificando rapporti di forza, per ottenere diritti che dovrebbero essere di tutti; ecco come un movimento che abbraccia persone dislocate ovunque raggiunge un risultato impensabile, utilizzando il sistema della sensibilizzazione e della scelta di essere partecipi in prima persona.
La REBOC (Rete Italiana Boicottaggio Coca-Cola) comunica che il boicottaggio finirà quando si raggiungerà un accordo soddisfacente, siamo tutti in attesa…
L’altro caffè
Dalla rivista “Altroconsumo” (informazione indipendente per i consumatori) traggo alcuni dati che riguardano la produzione e la vendita del caffè.
Il giro d’affari mondiale nel 2004 è stato di 9 miliardi di dollari all’anno; 60 milioni è il numero di persone che ricavano da questo tutto o parte del loro reddito; il 75% del caffè prodotto è esportato, il 25% è consumato sul posto; escluso il petrolio e le droghe illegali, il caffè è la materia prima di maggior valore, tra quelle che provengono dai Paesi in via di sviluppo, prodotta ancora in piccole coltivazioni a gestione familiare; sono 5 le grandi aziende che controllano il 40% delle importazioni mondiali; sono 10 le aziende di torrefazione che si spartiscono fino al 65% dell’intero mercato mondiale; il 6% del prezzo di un pacchetto di caffè, acquistato in negozio o al supermercato, è la percentuale che arriva in mano ai coltivatori.
Le fasi di coltivazione e commercializzazione del caffè comportano una serie di problemi per l’ambiente e le persone, come l’uso di pesticidi e fertilizzanti, insieme a condizioni di lavoro inaccettabili. Le inosservanze più gravi riguardano il lavoro nero, con mediatori che pagano a cottimo; i lavoratori stagionali, alloggiati in condizioni abitative proibitive; le discriminazioni tra uomini e donne (e bambini); il salario minimo non rispettato, senza garanzia di sussistenza; nessun tipo di protezione né informazione per i lavoratori, circa i rischi che derivano dall’uso di pesticidi e fertilizzanti; il lavoro minorile diffuso;l’incertezza economica dovuta a contratti di acquisto a breve termine.
Dall’inchiesta svolta dall’associazione dei consumatori risulta che solo le linee “etiche”, istituite dalle grandi aziende a fini di immagine, applicano standard ambientali e sociali, ma questo avviene solo per una parte limitatissima della loro produzione, che per il resto continua a seguire i vecchi sistemi. Occorrerebbe perciò incrementare il settore di mercato “etico” sia pure istituito per motivi di marketing
Si evidenzia, in alternativa, la presenza di Altromercato come unica organizzazione di commercio equo e solidale, capace di garantire le condizioni migliori per i lavoratori e per l’ambiente, in ogni fase di produzione e commercializzazione del caffè. Non solo è del 25% la percentuale del prezzo del pacchetto che riceve il coltivatore, ma si agevolano i produttori con contratti di acquisto di lunga durata, accesso al credito e si promuove informazione ed assistenza tecnica.
Ecco come un gesto così semplice, l’acquisto di un pacchetto di caffè, può trasformarsi in una leva capace di modificare alcuni rapporti di forza, e per cui fare finta di non sapere diventa sempre più gravoso. Non è insignificante l’apporto meditato di ognuno, così com’è importante fare scelte consapevoli in ogni ambito; questo è ciò che si richiede oggi per un futuro diverso, affinché si possa dire davvero che domani sarà un altro giorno.

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