Non rimuovere le esche
Pro-knife
Le lenzuola tese sul suo grande stomaco si arricciavano dolcemente sui fianchi, disegnando quella che a prima vista sarebbe sembrata un’immensa balena bianca addormentata tra i flutti. “Aborto, no grazie” si ripeteva stringendosi al piccolo cuscino, cercando conforto ora da un capo del letto ora dall’altro, “Aborto no grazie. E poi la mia grande trovata: per essere liberi di scegliere!” La libertà di scelta già c’era, infatti l’aborto non era un obbligo, ma affermando il contrario si poteva giungere a persuadere che quella libertà era una costrizione e che l’impossibilità di scelta sarebbe stata una libertà. “Sono un genio” pensava accarezzandosi la lunga barba quasi bianca, sicuramente uno spreco intellettuale per quelle miserabili donnette di cui si sarebbe presto occupato turlupinando il loro futuro.
Il pensiero ripercorreva orgoglioso la sua ultima fatica, il fantasmagorico nome-patacca della lista: Pro-life, e ogni volta che cercava di pronunciarlo l’aria che gli usciva dai denti larghi componeva l’ambiguo suono pro-knife. Ma come evitare questa pericolosa e imbarazzante collisione, o meglio collusione? Come sempre, facendo finta di nulla. D’altronde si era già mirabilmente affannato a cercare un tema efficace ed inconsistente che potesse essere frainteso, dovendo evitare quelli di tendenza già troppo abusati come il precario affranto, il pensionato sull’orlo del suicidio, e i milioni di italiani che non arrivando a fine mese lavorano dodici ore al giorno, di cui quattro in nero. Ottima carne da macello ma troppo ingombrante. Dopo tutto se altri avevano proposto il partito dei Grilli parlanti, Alba nuova, Altra Italia, Giovani poeti d’azione, Sogno italiano, Movimento nazionale delfino, No monnezza, Non remare contro, Zarlenga omnia, Casinò centro Italia, Casta contro, Forza democratica paladini d’Italia, Liberi e forti, e Italia popolare di Antonio di Dio, poteva starci anche il suo Aborto, no grazie.
Certo il partito degli Impotenti esistenziali Dr.Cirillo era un’idea fantastica alla quale, purtroppo, lui non aveva pensato immediatamente, rimozione avrebbero detto i malevoli e i perfidi. Ma oramai era troppo tardi per i ripensamenti, e poi era tempo che un uomo come lui si incaricasse della missione salvifica di insegnare a tutte quelle zoccole presuntuose, che si definiscono donne, come si fa ad essere una vera femmina. “D’ora in poi tutte le bambine saranno cresciute ed educate esclusivamente con Barbie Cenerentola, Cicciobello, e le cucine giocattolo, si concede anche un set da cucito per il tempo libero. Altro che l’utero è mio e me lo gestisco io, è finita la pacchia! ” disse ad alta voce mentre si accarezzava compiaciuto il suo enorme ventre e annuendo sottilmente ringraziava il cielo di non essere donna. Poi si voltò di scatto rotolando su un fianco, sorrise al pensiero della sua vittoria grazie ai voti dei preti, delle beghine e delle suore, devoti fratelli di cordata, non riuscendo così a trattenere il ghigno che gli deformava la bocca.
Ora era finalmente lieto e tranquillo, aveva trovato una lodevole missione da compiere, salvare il genere umano maschile e quello potenziale, facendo credere di essere a favore delle donne. Ora poteva prendere sonno, e il suo corpo immenso di balena si adagiò serenamente tra i flutti del lenzuolo bianco. Un’ombra oscurò il muro e all’improvviso, dal fondo della stanza, si sollevò furente un uomo senza una gamba: “Balena dannata! Maledizione!” urlò con voce disumana, “Mi senti, mi senti? Sono Achab, finalmente!” E mentre il nostro uomo, sorpreso da quella strana presenza, da sotto il lenzuolo stava per pronunciare “Desidera?” Achab impugnò l’arpione e lo scagliò con violenza sul quel corpo bianco, accompagnandolo con un’imprecazione spaventosa.
Un fiotto di sangue caldo sprizzò incandescente da quell’enorme schiena ferita, come un soffio di cetaceo che guarda al cielo prima di inabissarsi, a riva un’onda rossa accarezzava il dorso di una balena bianca addormentata.

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