Deratizzazione in corso

Non rimuovere le esche

11/09/2006

L’altro caffè

 

 

 

Dalla rivista “Altroconsumo” (informazione indipendente per i consumatori) traggo alcuni dati che riguardano la produzione e la vendita del caffè.

Il giro d’affari mondiale nel 2004 è stato di 9 miliardi di dollari all’anno;        60 milioni è il numero di persone che ricavano da questo tutto o parte del loro reddito; il 75% del caffè prodotto è esportato, il 25% è consumato sul posto; escluso il petrolio e le droghe illegali, il caffè è la materia prima di maggior valore, tra quelle che provengono dai Paesi in via di sviluppo, prodotta ancora in piccole coltivazioni a gestione familiare; sono 5 le grandi aziende che controllano il 40% delle importazioni mondiali; sono 10 le aziende di torrefazione che si spartiscono fino al 65% dell’intero mercato mondiale; il 6% del prezzo di un pacchetto di caffè, acquistato in negozio o al supermercato, è la percentuale che arriva in mano ai coltivatori.

 

Le fasi di coltivazione e commercializzazione del caffè comportano una serie di problemi per l’ambiente e le persone, come l’uso di pesticidi e fertilizzanti, insieme a condizioni di lavoro inaccettabili. Le inosservanze più gravi riguardano il lavoro nero, con mediatori che pagano a cottimo; i lavoratori stagionali, alloggiati in condizioni abitative proibitive; le discriminazioni tra uomini e donne (e bambini); il salario minimo non rispettato, senza garanzia di sussistenza; nessun tipo di protezione né informazione per i lavoratori, circa i rischi che derivano dall’uso di pesticidi e fertilizzanti; il lavoro minorile diffuso;l’incertezza economica dovuta a contratti di acquisto a breve termine.

 

Dall’inchiesta svolta dall’associazione dei consumatori risulta che solo le linee “etiche”, istituite dalle grandi aziende a fini di immagine, applicano standard ambientali e sociali, ma questo avviene solo per una parte limitatissima della loro produzione, che per il resto continua a seguire i vecchi sistemi. Occorrerebbe perciò incrementare il settore di mercato “etico” sia pure istituito per motivi di marketing

Si evidenzia, in alternativa, la presenza di Altromercato come unica organizzazione di commercio equo e solidale, capace di garantire le condizioni migliori per i lavoratori e per l’ambiente, in ogni fase di produzione e commercializzazione del caffè. Non solo è del 25% la percentuale del prezzo del pacchetto che riceve il coltivatore, ma si agevolano i produttori con contratti di acquisto di lunga durata, accesso al credito e si promuove informazione ed assistenza tecnica.

 

Ecco come un gesto così semplice, l’acquisto di un pacchetto di caffè, può trasformarsi in una leva capace di modificare alcuni rapporti di forza, e per cui fare finta di non sapere diventa sempre più gravoso. Non è insignificante l’apporto meditato di ognuno, così com’è importante fare scelte consapevoli in ogni ambito; questo è ciò che si richiede oggi per un futuro diverso, affinché si possa dire davvero che domani sarà un altro giorno.

 

 

 

 

Postato da: bleusouris a 18:13 | link | commenti (13)
sacco saccheggio


Commenti
#1   12 Settembre 2006 - 09:08
 
vado a prendermi subito un Altrocaffè
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#2   12 Settembre 2006 - 17:05
 
Sarà anche per questo che a me il caffé mi rende nervoso.

Ora ne sono più consapevole.

(Scherzi a parte io sono un teista, e già mi servo alle bottteghe equo-solidali per la mia razione di alcaloidi.)
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#3   12 Settembre 2006 - 18:28
 
A tal proposito è interessante citare ciò che viene richiesto dai consumatori, ovvero degli standard armonizzati che rendano semplice il riconoscimento di un marchio unico, rilasciato in seguito a controlli affidabili.
Al momento Altromercato si trova sicuramente in vendita presso le Botteghe Solidali, le linee "etiche" delle marche famose, invece, sono vendute anche nei supermercati.
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#4   14 Settembre 2006 - 00:30
 
il caffè: stimolo e sollievo d’una vita discorde ai nostri desideri!
Ok compriamo il caffè Altroconsumo (anche se avrei tutta una serie di marche da consigliare o meno a seconda dell’uso (moka, macchina casalinga o da bar), ma mi astengo per evitare pubblicità occulta), e va bene aiutare i poveri coltivatori sudamericani; solo un paio di piccoli però: da un lato noi possiamo boicottare questa o quella azienda, ma restiamo comunque quotidiani beneficiari d’un sistema basato sullo sfruttamento di certe fasce della popolazione mondiale, dall’altro in molte zone del sud ancora resiste un caporalato che poco ha di meglio rispetto alle suddette condizioni di lavoro.
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#5   14 Settembre 2006 - 13:17
 
Caro Narrando mi spiace che le mie parole ti abbiano irritato, e lo si capisce dal tono e dall’allusione, sotto forma di battuta, che fai circa una supposta pubblicità occulta che tu non vorresti fare, magari a differenza di me.
Nel caso non fosse evidente, ciò che ho scritto non dissimula alcuna pubblicità occulta ma si dispone attraverso una presentazione di dati e fatti, controllabili, da cui ne derivano considerazioni personali, che si concludono evidenziando una marca sconosciuta al grande circuito (Altromercato) e la citazione di esistenza di linee “etiche” di marche famose, rintracciabili in ogni supermercato.
Il tuo accenno “ai poveri coltivatori sudamericani”, a cui fai seguire la possibile concessione che vede gli stessi oggetto di un patetico aiutino di noi pasciuti occidentali, mostra la non conoscenza di un progetto che sta alla base dell’organizzazione che sostiene Altromercato ed il circuito del commercio equo solidale.
Che il nostro sistema si sia fondato e tutt’ora si sostenga sullo sfruttamento e sull’ingiustizia è noto, e che a tutto questo noi si debba la nostra esistenza, buona o cattiva che sia, è altrettanto saputo, ma che in nome di ciò ci si debba sempre rassegnare alzando una spalla, magari invocando il fallimento di rivoluzioni passate, è inaccettabile.
In attesa della invocata rivoluzione efficace, questo sistema può essere corretto, reso giusto, migliore e la nostra scelta di decidere con consapevolezza è la prima vera rivoluzione; ci sono gruppi sociali talmente indeboliti e vessati da non avere la forza di ribellarsi per ottenere i propri diritti, ed è per questa forma di giustizia mancata che occorre impegnarsi, perché sono gli strumenti di un’autonomia ritrovata a dare dignità e forza, non solo agli altri, ma anche a noi.
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#6   14 Settembre 2006 - 17:08
 
Arrivo dal mio blog, prima di tutto per dirti che il tuo commento è uno di quelli che hanno avuto il potere di scaldare "l'ambiente" ;-))...
La rivista “Altroconsumo” (informazione indipendente per i consumatori) ha anche me come ammiratrice,m è adorabile il loro modo di narrarsi e di essere...equo e solidale, deve essere ancora apprezzato nel modo, fors'anche da coloro che ne subiscono più le conseguenze! Plauso a te...
...io avrei un caffé da fare...;-*
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#7   14 Settembre 2006 - 17:34
 
Grande piacere nel rivedere il tuo contatto tra i miei visitatori. Tempo fa, commentando da alderano, ho provato ad aprire il tuo blog, ma mi fu impossibile, e pensai l'avessi cancellato. Ma così non fu, e il rassicurante verde oliva, genuino come l'olio di un ipogeo salentino, è ancora qui. E mi fa piacere tornare a commentarti su un argomento che mi sta particolarmente a cuore, io che rasento spesso il minimalismo esistenziale di un cinico nonostante l'opulenza corporea. Personalmente, sostengo il commercio equosolidale anche per i benefici che esso apporta alla nostra organizzazione sociale, contribuendo a infrangere, seppure di poco, il regime di infocrazia e telecrazia che guida i consumi. E non citerei solo il caffé, ma anche prodotti naturali per la detersione e l'igiene, spesso liberi da quel sodio laurato solfato che è altamente cancerogeno.
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#8   14 Settembre 2006 - 19:42
 
Ciao Giovanna, ciao Andy...
Ciò che ho fatto in questo post è citare un'inchiesta, svolta a livello europeo, eseguita dalle associazioni dei consumatori. Queste non hanno nulla a che vedere con il commercio equosolidale e perciò la loro ricerca era del tutto indipendente da posizioni ideologiche precostituite. Ho trovato interessante notare che può farsi pressante la richiesta di giustizia nei rapporti di scambio economico, e che tutto questo dipende ancora da noi, dalla nostra presenza che non rinuncia a delegare ad altri ciò che può essere il nostro senso e significato profondo.

Certo nelle Botteghe Solidali si vendono molti altri articoli, non solo caffè...ma di tutto questo e dei progetti che costituiscono questa realtà parlerò in seguito

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#9   15 Settembre 2006 - 00:08
 
Irritato? Giammai!!! Sono spiritoso come un… sono spiritoso! La battuta era proprio tale, perché da caffeinomane incallito quale sono, se dovessi snocciolarti le mie preferenze sulla nera bevanda, davvero sarei tedioso. Non trovo affatto inappropriata questa tua segnalazione, anzi internet è forse il luogo deputato a dar voce ad una realtà altrimenti volutamente taciuta e tutt’altro che immeritoria.
Detto ciò, mi piace però ricordare che in un’Italia vessata da monopoli e cartelli (le compagnie petrolifere, le assicurazioni, la famosa campagna contro il sovrapprezzo dei galenici (il latte neonatale)), priva di vere strutture di controllo del mercato (basta pensare a come è stato gestito il passaggio all’euro), in un’Italia così asservita a certa finanza, il cestino della spesa resta l’unico terreno di vera concorrenza (ciò non giustifica iniquità oltre confine). Peraltro davvero molte realtà produttive locali impongono condizioni lavorative disagevoli ed ingiuste, nonché un mercato del lavoro fittizio, fin quasi feudale.
Sui risultati sortiti dagli scioperi bianchi, ad essere sincero ho qualche perplessità, un po’ per la mancata diffusione della notizia (non casuale, i tg ne parlano sempre il giorno dopo in tono fallimentare), un po’ per l’indifferenza in molte fasce della popolazione, mi sembra che diano effetto molto blando, ciononostante è giusto il principio.
Come vedi l’intento era molto meno polemico di quello che pareva.
Ti rinnovo stima e simpatia.
Saluti
______Antonio.

P.S. per la moka consiglio Kimbo, non è prestigioso, costa poco, ma da ottimi risulatati anche se non si è bravissimi, splendido ma difficile "Illy", un buon compromesso "Lavazza" :)
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#10   15 Settembre 2006 - 12:34
 
Gentile Antonio ciò che tu ricordi è generalmente vero ma tutto ciò non impedisce il cambiamento che è già in atto, e questo può avvenire solo se non ci si astiene dall’intervenire e dal partecipare, dall’esserci, insomma.
Non è certo un facile disincanto o un cinismo d’accatto il motore capace di creare vita.
Certo occorre molta fatica e non sempre i risultati possono immediatamente compensarla, ma sono molti quelli che ne hanno abbastanza e chiedono un mondo più giusto anche al di là della loro soglia di casa.
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#11   15 Settembre 2006 - 14:05
 
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#12   17 Settembre 2006 - 23:51
 
Divertentissima questa gif, complimenti a Zop!
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#13   18 Settembre 2006 - 10:36
 
oste, un giro di karkadé per tutti, offro io (poi dice che son tirato)
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Effe

Commenti
 
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