Non rimuovere le esche
Pro-knife
Le lenzuola tese sul suo grande stomaco si arricciavano dolcemente sui fianchi, disegnando quella che a prima vista sarebbe sembrata un’immensa balena bianca addormentata tra i flutti. “Aborto, no grazie” si ripeteva stringendosi al piccolo cuscino, cercando conforto ora da un capo del letto ora dall’altro, “Aborto no grazie. E poi la mia grande trovata: per essere liberi di scegliere!” La libertà di scelta già c’era, infatti l’aborto non era un obbligo, ma affermando il contrario si poteva giungere a persuadere che quella libertà era una costrizione e che l’impossibilità di scelta sarebbe stata una libertà. “Sono un genio” pensava accarezzandosi la lunga barba quasi bianca, sicuramente uno spreco intellettuale per quelle miserabili donnette di cui si sarebbe presto occupato turlupinando il loro futuro.
Il pensiero ripercorreva orgoglioso la sua ultima fatica, il fantasmagorico nome-patacca della lista: Pro-life, e ogni volta che cercava di pronunciarlo l’aria che gli usciva dai denti larghi componeva l’ambiguo suono pro-knife. Ma come evitare questa pericolosa e imbarazzante collisione, o meglio collusione? Come sempre, facendo finta di nulla. D’altronde si era già mirabilmente affannato a cercare un tema efficace ed inconsistente che potesse essere frainteso, dovendo evitare quelli di tendenza già troppo abusati come il precario affranto, il pensionato sull’orlo del suicidio, e i milioni di italiani che non arrivando a fine mese lavorano dodici ore al giorno, di cui quattro in nero. Ottima carne da macello ma troppo ingombrante. Dopo tutto se altri avevano proposto il partito dei Grilli parlanti, Alba nuova, Altra Italia, Giovani poeti d’azione, Sogno italiano, Movimento nazionale delfino, No monnezza, Non remare contro, Zarlenga omnia, Casinò centro Italia, Casta contro, Forza democratica paladini d’Italia, Liberi e forti, e Italia popolare di Antonio di Dio, poteva starci anche il suo Aborto, no grazie.
Certo il partito degli Impotenti esistenziali Dr.Cirillo era un’idea fantastica alla quale, purtroppo, lui non aveva pensato immediatamente, rimozione avrebbero detto i malevoli e i perfidi. Ma oramai era troppo tardi per i ripensamenti, e poi era tempo che un uomo come lui si incaricasse della missione salvifica di insegnare a tutte quelle zoccole presuntuose, che si definiscono donne, come si fa ad essere una vera femmina. “D’ora in poi tutte le bambine saranno cresciute ed educate esclusivamente con Barbie Cenerentola, Cicciobello, e le cucine giocattolo, si concede anche un set da cucito per il tempo libero. Altro che l’utero è mio e me lo gestisco io, è finita la pacchia! ” disse ad alta voce mentre si accarezzava compiaciuto il suo enorme ventre e annuendo sottilmente ringraziava il cielo di non essere donna. Poi si voltò di scatto rotolando su un fianco, sorrise al pensiero della sua vittoria grazie ai voti dei preti, delle beghine e delle suore, devoti fratelli di cordata, non riuscendo così a trattenere il ghigno che gli deformava la bocca.
Ora era finalmente lieto e tranquillo, aveva trovato una lodevole missione da compiere, salvare il genere umano maschile e quello potenziale, facendo credere di essere a favore delle donne. Ora poteva prendere sonno, e il suo corpo immenso di balena si adagiò serenamente tra i flutti del lenzuolo bianco. Un’ombra oscurò il muro e all’improvviso, dal fondo della stanza, si sollevò furente un uomo senza una gamba: “Balena dannata! Maledizione!” urlò con voce disumana, “Mi senti, mi senti? Sono Achab, finalmente!” E mentre il nostro uomo, sorpreso da quella strana presenza, da sotto il lenzuolo stava per pronunciare “Desidera?” Achab impugnò l’arpione e lo scagliò con violenza sul quel corpo bianco, accompagnandolo con un’imprecazione spaventosa.
Un fiotto di sangue caldo sprizzò incandescente da quell’enorme schiena ferita, come un soffio di cetaceo che guarda al cielo prima di inabissarsi, a riva un’onda rossa accarezzava il dorso di una balena bianca addormentata.
L’altro caffè
Dalla rivista “Altroconsumo” (informazione indipendente per i consumatori) traggo alcuni dati che riguardano la produzione e la vendita del caffè.
Il giro d’affari mondiale nel 2004 è stato di 9 miliardi di dollari all’anno; 60 milioni è il numero di persone che ricavano da questo tutto o parte del loro reddito; il 75% del caffè prodotto è esportato, il 25% è consumato sul posto; escluso il petrolio e le droghe illegali, il caffè è la materia prima di maggior valore, tra quelle che provengono dai Paesi in via di sviluppo, prodotta ancora in piccole coltivazioni a gestione familiare; sono 5 le grandi aziende che controllano il 40% delle importazioni mondiali; sono 10 le aziende di torrefazione che si spartiscono fino al 65% dell’intero mercato mondiale; il 6% del prezzo di un pacchetto di caffè, acquistato in negozio o al supermercato, è la percentuale che arriva in mano ai coltivatori.
Le fasi di coltivazione e commercializzazione del caffè comportano una serie di problemi per l’ambiente e le persone, come l’uso di pesticidi e fertilizzanti, insieme a condizioni di lavoro inaccettabili. Le inosservanze più gravi riguardano il lavoro nero, con mediatori che pagano a cottimo; i lavoratori stagionali, alloggiati in condizioni abitative proibitive; le discriminazioni tra uomini e donne (e bambini); il salario minimo non rispettato, senza garanzia di sussistenza; nessun tipo di protezione né informazione per i lavoratori, circa i rischi che derivano dall’uso di pesticidi e fertilizzanti; il lavoro minorile diffuso;l’incertezza economica dovuta a contratti di acquisto a breve termine.
Dall’inchiesta svolta dall’associazione dei consumatori risulta che solo le linee “etiche”, istituite dalle grandi aziende a fini di immagine, applicano standard ambientali e sociali, ma questo avviene solo per una parte limitatissima della loro produzione, che per il resto continua a seguire i vecchi sistemi. Occorrerebbe perciò incrementare il settore di mercato “etico” sia pure istituito per motivi di marketing
Si evidenzia, in alternativa, la presenza di Altromercato come unica organizzazione di commercio equo e solidale, capace di garantire le condizioni migliori per i lavoratori e per l’ambiente, in ogni fase di produzione e commercializzazione del caffè. Non solo è del 25% la percentuale del prezzo del pacchetto che riceve il coltivatore, ma si agevolano i produttori con contratti di acquisto di lunga durata, accesso al credito e si promuove informazione ed assistenza tecnica.
Ecco come un gesto così semplice, l’acquisto di un pacchetto di caffè, può trasformarsi in una leva capace di modificare alcuni rapporti di forza, e per cui fare finta di non sapere diventa sempre più gravoso. Non è insignificante l’apporto meditato di ognuno, così com’è importante fare scelte consapevoli in ogni ambito; questo è ciò che si richiede oggi per un futuro diverso, affinché si possa dire davvero che domani sarà un altro giorno.
Fino a quando?
Sono settimane che gli Stati Uniti ed i suoi alleati promettono “sforzi diplomatici” per giungere ad un accordo tra Israele e Libano.
Si annunciano “bozze di risoluzioni” e Condoleeza, con il suo cipiglio, pensa di essere credibile quando si fa portavoce di una volontà di pacificazione nelle proposte ONU, giudicate inaccettabili da parte libanese. Ma la guerra è già scoppiata e la sensazione è che non si voglia davvero fermarla.
“Ancora due giorni” si dice all’opinione pubblica, ai telespettatori estivi di questa ennesima strage di civili in diretta. Due giorni che diventano settimane di ipocrisia, con l’intento di assecondare il desiderio di tranquillità dei teleutenti occidentali, mentre il Medio Oriente si accende e si predispone il consenso dell’Occidente per un’altra guerra, molto più vasta, la guerra alla Palestina, alla Siria e all’Iran.
Il progetto di un “nuovo Medio Oriente” di cui parla Bush comincia a profilarsi e le giustificazioni per dare l’avvio a questa sanguinosa avventura si stanno preparando in queste settimane.
E intanto si fanno affari, da un’agenzia Bloomberg: “Il greggio è stato scambiato a più di 75 dollari al barile a New York mentre i combattimenti tra gli israeliani e gli Hezbollah appoggiati dall’Iran continuano da 14 giorni… il prezzo del petrolio è salito il mese scorso a causa del timore che gli approvvigionamenti dall’Iran, il quarto produttore al mondo, potrebbero essere compromessi dalla sua controversia con le Nazioni Unite a proposito dell’arricchimento dell’uranio… [E, come afferma un agente di borsa] ‘Nonostante tutto ritengo che 85 dollari entro l’estate sia un evento plausibile. Sono davvero sorpreso di non aver ancora assistito ad un uragano’”.
Fino a quando l’Europa farà finta di non sapere che si sta cercando un suo coinvolgimento e non a fini di pace? Fino a quanto mostrerà vera autonomia?
Dipende anche da noi.
Questione di cupole
Il pensiero di una forma che ridefinisce lo spazio di natura costruendo una spazio umano si può definire un’impresa audace e tale fu la straordinaria costruzione di una cupola.
Era il 1418 quando il grande artista Brunelleschi vinse il concorso per la costruzione della cupola di Santa Maria del Fiore.
E’ il mese di maggio del 2006 quando viene alla luce l’imponente e avveniristica costruzione della calcio-cupola di Moggi e Giraudo.
Aspetto tecnico: poiché la calcio-cupola non si può costruire con mezzi leciti, i rutilanti inventori Moggi e Giraudo brevettano una nuova tecnica che permetterà alla struttura di autosostenersi: è “l’associazione a delinquere”. Si tratta di una forma leggermente ovoidale che poggia su 41 pilastri ora indagati, ma si sorregge grazie agli efficaci equilibri raggiunti dalla architettura dell’assenza di Consob, Antitrust e Federcalcio. Il fantastico dinamismo torsionale della costruzione è garantito dall’invisibile presenza di Gea World, una placida consorteria di figli di papà semiconduttori di denaro sporco.
Aspetto estetico: la calcio-cupola non è una forma nuova, essa infatti trae ispirazione dall’esperienza storica di Cosa nostra, Camorra, ‘ndrangheta e Sacra corona unita, architetture resistenti il cui calcolo strutturale può sorreggere archi, volte, gusci e tensostrutture di un qualsiasi accampamento in una valle erbosa o in un Governo.
Aspetto ideologico-urbanistico: la calcio-cupola si può definire un piccolo Stato che, a differenza di altri, consente un notevole risparmio energetico per l’impatto zero dovuto al riciclaggio di denaro sporco presso ameni paradisi fiscali. Si sussurra, a tal proposito, dell’eterna presenza della Banca Vaticana, competente in materia e già in passato sensibile al problema ecologico che detersivi aggressivi e spazzole abrasive possono procurare sulla moneta incrostata.
In sintesi l’invenzione della calcio-cupola consente una brillante soluzione del caos che la problematica del libero arbitro innesta sul raccordo pneumatico del caso. L’eliminazione dell’arbitrio arbitro arbitrario permette l’immediata organizzazione di partite di calcio vincenti e perdenti in anticipo, risolvendo in un solo colpo l’annoso problema della impossibilità di prevedere un evento con certezza assoluta. Ne discende il design elegante della quadratura del pallone, un nuovo tipo di sfera ad elevata tecnologia in grado di garantire alte prestazioni per una vasta fascia di utenti, per ora in visita di cortesia presso le disadorne e tediose aule della Magistratura.
Italia stracciona
Si stanno contando anche gli ultimi pezzi di carta, pure nei cestini, per trovare lo scarto necessario a dichiarare chi ha vinto. Per uno 0,1% l’Unione dovrebbe avere la maggioranza alla Camera, mentre al Senato l’avrebbe grazie ai voti degli Italiani residenti all’estero.
Al di là di chi avrebbe vinto, che tipo di Italia si è mostrata nel corso di queste elezioni? In queste ore si sono sprecate analisi di politologi, opinionisti, studiosi, per cercare di comprendere il fenomeno di questa “vittoria” risicata. Ma cerchiamo di alzare il velo sul voto di chi ha ridato fiducia a chi per cinque anni ha già governato. E’ possibile che, per esempio, gli Italiani residenti in Antartide, in Angola o nel Ciad, possano avere avuto le idee più chiare sulla nostra situazione non confermando lo schieramento di centro-destra, ma attribuendo una larga maggioranza a quello dell’opposizione? Come mai qui non sono bastati i processi, le leggi ad personam e gli scandali che hanno coinvolto i nostri governanti? Nemmeno il fatto che l’Italia si sia ridotta ad essere il fanale di coda dell’Europa ha convinto una grande parte del popolo Italiano?
Non occorrono molte analisi per comprendere ciò che “il nostro piccolo squalo”, Berlusconi, conosce bene e che ha contribuito a creare. Ecco buona parte degli Italiani brava gente: quelli che si lasciano comperare con quattro noccioline; quelli che se gli si consente il furtarello sono disposti a chiudere gli occhi sulla grande truffa; quelli che si sentono capitalisti con un buco di casa e quattro soldi in banca; quelli le cui parole d’ordine sono: chissenefrega, una mano lava l’altra, si fa tutto in famiglia, io mi sono fatto da me, arrangiati. “Il nostro piccolo squalo” conosce bene questa Italia, sa che spesso si vergogna persino di dire per chi vota, e sa che non sono gli ideali o una maggior giustizia a conquistare voti, ma la promessa di due tasse in meno e la minaccia “comunista” di tassare il “patrimonio”.
“Il nostro piccolo squalo” sa bene che qui l’illusione di quattro stracci in più non ha prezzo; ma per fortuna la metà più uno non la pensa come lui e lo riporterà nella sua tana.
Vota Sìlviolo
Questo è un pezzo tratto dallo spettacolo teatrale: "Vota Sìlviolo!", diventato anche titolo di un libro. Scritto da Nando dalla Chiesa racconta la politica di governo di Silvio Berlusconi e della sua maggioranza.
Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre. Di corsa, “per onorare con il nostro lavoro” così ci venne detto “i morti di New York”.
Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.
Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l'ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l'appellabilità delle sentenze di assoluzione.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.
Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.
Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq.
Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo.
Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare “vacca” e “gallina”.
Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.
Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.
Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza precedenti.
Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall'infarto per l'indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore. L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.
Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il Governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.
Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del Paese.
Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.
Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale.
Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.
Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.
Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il Presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario.
Ho visto scritto nella relazione ufficiale della Commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti".
Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.
Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.
Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.
Ho visto decine di senatori dell'opposizione lavorare seriamente ed essere trattati dai loro elettori come incapaci o complici del Governo. Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste.
Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.
Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d'inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura.
Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.
Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.
Ho visto un ministro alla testa di duecento ragazzi davanti al Senato. L'ho visto gridare, lui ministro della Repubblica italiana, "chi non salta italiano è".
Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.
Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l'impunità in un processo, per prendere possesso per qualche settimana di tutte le televisioni.
Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia.
Nando dalla Chiesa
E l’ultimo chiuda la porta!
Mentre su Arcore calavano le prime ombre della sera, il Presidente del Consiglio Berlusconi si gira nel letto e pensa: “La democrazia e la libertà nel nostro Paese non sono garantite perché c'è ancora un’opposizione”, sul cuscino qualche capello si affanna a fuggire verso il materasso, “Eppure...dopo aver rubato, trasformato Palazzo Chigi in una merchant bank, fatto intercettazioni telefoniche, boicottato la magistratura, venduto la Guardia di Finanza, usato la televisione e leccato in ginocchio i pavimenti del Vaticano, e non solo quelli...".
Quando all’improvviso, tra il sonno e la veglia, gli appare il pensionato diabolico, non il Papa, ma quello che sugli autobus va dicendo: ” 'uhe' ti, cossa l'è che gh'ha dì el Berlusca? Che l'aumentava i pension? S'è vist nagott' (ehi tu, cosa ha detto il Berlusconi? Che aumentava le pensioni? Non si è visto niente)".
Ecco il tassello fuori posto, ecco l’arma segreta dell’opposizione, ha realizzato immediatamente il Presidente del Consiglio, e seduto sul letto, ancora sudato per lo spavento, Berlusconi ha chiamato il maggiordomo. Davanti allo stuolo dei domestici e servitori, scegliendone uno avrebbe esclamato: “ Bondi, oramai tutto è chiaro, qui ci vuole Nick Carter!”.
Mentre su New York calavano le prime ombre della sera...”Ebbene sì maledetto Carter hai vinto anche stavolta” dice Stanislao Moulinski, smascherato nel suo ultimo travestimento: Bush, e colto in fallo appunto perché aveva deciso di ritirare le truppe dall’Iraq.
"Sei stato un ingenuo Moulinski" risponde Nick Carter "se, travestito da Bush, tu avessi messo al rogo tutti gli scimpanzé, i gorilla, magari anche i gibboni, e, in cuor tuo, anche i poveri, con l'accusa di essere colpevoli di esistenza imbarazzante per le sacre evidenze della teoria del creazionismo e quella del capitalismo, non mi sarei mai accorto di te".
Nell’ufficio di Nick Carter suona il telefono, è Bondi, ma questa è un’altra storia, la nostra.... e l’ultimo chiuda la porta! Slam!
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Dalla periferia al centro
Brucia la periferia di Parigi, fino al centro, centinaia di ragazzi incendiano l’esclusione dalla vita che la politica francese ha loro riservato, e la comunicazione con gli altri è il carbone di ciò che fuma ancora. Ma dalla periferia della nostra galassia, il pianeta Terra tenta di comunicare con gli extraterrestri. Progetto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence). L’astrofisico Frank Drake, a Genova in questi giorni per il Festival della Scienza, ha illustrato il programma di ricerca dei segnali radio artificiali provenienti dallo spazio interstellare.
Dal centro alla periferia. Hanno deciso il coprifuoco nelle città della Francia, applicando una legge usata nella guerra d’Algeria, ma il Governo ammette che alcune priorità a favore degli emarginati sono evidenti.
Dalla periferia al centro. Come la nostra galassia ci sono altre 100 miliardi di galassie simili, nella parte di universo osservabile, e come il nostro Sole, nella Via Lattea, ci sono altre 200 miliardi di stelle, è perciò molto probabile non essere gli unici esseri pensanti. “Se i dinosauri non si fossero estinti, a causa di un asteroide, probabilmente l’uomo si sarebbe evoluto dai rettili e non dalle scimmie, comparendo comunque” dice Drake.
Dal centro alla periferia. Il Ministro Fini, con il volto di lucertola, annuncia che nelle nostre periferie c’è, sì, il disagio, ma tutto è molto meglio, insomma non si rischia ciò che capita in Francia; magari, per sistemare la faccenda, ha pensato alla solita distribuzione del pacco di pasta e di una pacca sulla spalla, spingendosi fino all’ideazione di campetti di calcio con parroco annesso.
Dalla periferia al centro. Si prevede che in futuro ci saranno radiotelescopi più potenti, capaci di percepire segnali radio alieni emessi involontariamente, tipo quelli delle nostre trasmissioni televisive. Un brivido mi percorre, anche la loro televisione, no.
Sarà quello il momento di una svolta nella ricerca di intelligenza extraterrestre, perché la probabilità di avere un loro segnale sarà più alta. Ma proprio in questi giorni un messaggio attribuito ad al-Qaeda ha minacciato l’Italia, dichiarando che verrà colpita con missili terra-aria o sostanze chimiche. Ed il linguista, specializzato in comunicazione con gli alieni, ci spiega le basi logiche di un ipotetico dialogo con un’intelligenza diversa. Occorre essere pronti qualora il momento arrivasse, dice.
Già essere pronti, ma per dire cosa?
“Fiorello sbanca l’Auditel con Baudo”
Dalla periferia al centro, passo e chiudo.
15 anni di show
Il Ministro Pisanu col volto corrucciato solleva gli occhiali dal naso e dice: “Quello che si è svolto a Milano, ed ora a Roma, è stato un test antiterrorismo e non uno show”.
Le comparse, il sangue finto, i kamikaze, gli zainetti che esplodono, il fumo, i soldati che accorrono e gli infermieri trafelati non appartengono ad un set cinematografico, ma ad una messa in scena che prefigura una realtà possibile, quella di cui gli attori reali decideranno il luogo ed il tempo. Una finzione realistica, insomma, uno spettacolo con un pubblico pregato di immedesimarsi, una prova in previsione della prima, perché quel giorno non ci saranno spettatori ma tutti saranno attori e dovranno improvvisare.
“L’obiettivo - aggiunge il Ministro- è tenere a regime la macchina organizzativa con esercitazioni antiterrorismo improvvise, continuate e riservate”.
Bombe vere e fittizie che esploderanno all’improvviso, quando la realtà diventa indistinguibile dalla simulazione; una strategia contro il terrorismo che si fonda su minacce di attentati, attentati e attentati prova, il cui esito sicuro è tenere a regime il terrore dei cittadini, affinché sia sempre sostenuto da una paura continua.
“Purtroppo la minaccia del terrorismo durerà per almeno 15 anni, e mi sono tenuto basso”.
15 anni…ma come fa Pisanu a sapere quanto durerà un evento che viene giudicato imponderabile, decentrato, imprevedibile. E perché non 8 o 20 o 17 o 5 anni?
Si può pensare che la cifra sia indicativa e che questo sia un modo per significare un periodo che durerà a lungo, ma si può anche pensare il contrario, ovvero che minimo 15 anni non sia un dato accidentale ma il frutto di un’analisi di cui si conoscono gli elementi, le ragioni, e le strategie in atto, e perciò anche il modo per ridurre questa cifra, volendo. Che il Ministro stia riferendo ciò che ha letto su qualche autorevole e riservato studio di politica internazionale? Ed anche se fosse, coloro che lo hanno dedotto su che base contabile lo hanno fondato?
15 anni di terrorismo significano 15 anni di guerra in Medio Oriente ed anche 15 anni d’investimenti in armi, una bella pezza per un’economia asfittica ed indebitata come quella americana. Ma 15 anni corrispondono anche al periodo di tempo che gli analisti di borsa hanno previsto come necessario, affinché i corsi delle maggiori borse riportino le valorizzazioni ai livelli di inizio 2000, strana coincidenza…
“La minaccia del terrorismo durerà per almeno 15 anni” si può quindi tradurre nella frase più comprensibile “Occorrono 15 anni di terrorismo e minacce”.
15 anni di show gratis, il biglietto è compreso nel prezzo.
Ri-evocazioni
“Vinceremo questa guerra, proteggeremo la nostra Patria e faremo riprendere la nostra economia” (G.W.Bush)
11 settembre, giorno del ricordo di quanto accadde quattro anni fa, proprio quando è ancora vivo l’effetto disastroso dell’uragano in Louisiana, o meglio, l’effetto del disinteresse di un’amministrazione che ha reso un uragano un disastro umano. E gli americani ora si sentono meno sicuri chiedendosi se il loro paese, di fronte ad un altro evento dagli esiti inattesi, sarà preparato a difenderli.
Accostare questi due fatti così diversi non è dovuto al motivo che essi riguardano uno stesso mese: settembre, ma alla realtà che vede nelle conseguenze il fondamento di uno stesso presupposto: un sistema economico che produce disuguaglianze insostenibili, inquinamento ambientale e si alimenta di guerra per aumentare il prodotto interno lordo; e, in ambedue i casi, l’evento “incalcolabile” non fu l’effetto di una fatalità.
Eppure si continua a parlare di quell’11 settembre come di un giorno che ha avuto le caratteristiche di una catastrofe assolutamente imprevedibile, nonostante le stravaganti inefficienze occorse in quei momenti (quelle del North American Aerospace Defense Command), e la straordinaria comparsa di alcuni strepitosi veggenti. Coloro che, qualche giorno prima, fecero affari investendo in titoli derivati (al ribasso) su: United Airlines: 5 milioni di dollari di profitto, American Airlines: 4 milioni di dollari di profitto, titoli di società allocate nelle Twin Towers: 7 milioni di dollari, e titoli di compagnie assicurative che coprivano il rischio Twin Towers. Transazioni operate da personalità dotate di poteri precognitivi che il governatore della Bundesbank, molto ragionevolmente, dichiarò possibili solo “avendo una certa conoscenza preventiva di quanto sarebbe accaduto”. Stranamente dell’esito delle indagini intraprese non si è saputo nulla.
Ma un attentato terroristico non è un uragano, chi lo subirà non lo può prevedere, ciò che lo fa sembrare tale sono solo coincidenze, così come lo sono l’aumento della temperatura terrestre e con essa la potenza degli eventi naturali distruttivi. “Coincidenze” che hanno la capacità di scegliere l’appartenenza della classe sociale delle vittime: quella di chi non ha la “fortuna” di sapere prima e che spesso corrisponde anche a chi non ha un vero stile di vita da difendere. Ma oggi è un altro giorno, tempo di dimenticare, fino alla prossima tragica “fatalità”.
Verità verosimile
“La verità di un’epoca è il suo senso, il suo clima"…."Sarà viva finché sarà illuminazione, rivelazione, impegno per altri”. Così si esprimeva Jean-Paul Sartre.
Ma quando una verità viene rivelata e le conseguenze di questa supportano scelte che non sarebbero tali se si rispondesse con verità ad altre questioni, di che tipo di verità si sta trattando?
Proprio in questi giorni il New York Times, dopo aver vinto una battaglia legale, ha deciso di pubblicare un dossier che raccoglie le testimonianze di chi è intervenuto in aiuto l’11 settembre 2001. Dodicimila pagine di documento e quindici ore di registrazione, dalla sezione cittadina dei vigili del fuoco, che rivelano le carenze organizzative e comunicative delle strutture deputate al soccorso.
A conclusione di questa “operazione di verità” si è unicamente giunti ad affermare che oggi si sarebbe meglio preparati difronte ad un attacco che, non passa giorno, si annuncia come imminente.
Che si tratti di verità è indubbio, la registrazione delle voci non è falsa, ma è davvero così casuale che proprio ora si decida questa autocritica o la temperatura emotiva dell’opinione pubblica, incline a volere che si ritirino le truppe americane dall’Iraq, andava scaldata nuovamente con l’ascolto delle voci registrate di quei momenti?
Sono ancora molti i quesiti fondamentali che tutt’ora non sono stati chiariti: perché i quattro aerei dirottati quel giorno, 11 settembre 2001, non furono intercettati nonostante esistessero i tempi tecnici per farlo? Perché il North American Aerospace Defense Command, normalmente molto efficiente, fu manchevole solo quel giorno e per tutti i quattro voli? Perché il Presidente Bush quella mattina (si trovava in Florida), nonostante fosse stato avvisato alle 9 del primo attentato e poi del secondo, non si scompose e per 20 minuti continuò a leggere una favola ai bambini di una scuola elementare, e nessuno degli agenti della sicurezza si preoccupò di proteggerlo? Perché la Società americana degli ingegneri civili, che ha intrapreso un’inchiesta sulla causa dei crolli, è stata ostacolata dall’Agenzia federale per la gestione dell’emergenza?
Alla luce di altre verità quella delle voci dell’11 settembre 2001 cambierebbe significato, assumerebbe il valore di una realtà tragica che ha precise responsabilità politiche, e non solo organizzative, anche nell’amministrazione Bush.
Risposte vere per questioni vere, capaci di porre fine a questo ologramma di realtà, vivificato ogni giorno dai media, affinché quest’epoca ritrovi il senso di una verità autentica, quella per la quale soltanto la menzogna possa essere divulgata come una verità verosimile.
Questione di stile
“Il nostro stile di vita non è negoziabile” (G.W.Bush)
Piers Brendon (storico a Cambridge e responsabile dei Churchill Archives) prende in esame la crisi del 1929 ed i fatti che ad essa conseguirono, ovvero ciò che si concluse con la seconda guerra mondiale, indicando come questa fosse la diretta conseguenza di una crisi materiale del capitalismo, unita al fanatismo ideologico di leader disposti a tutto.
Usando lo stesso criterio Brendon analizza come gli eventi recenti si combinino con la crisi economica USA del 2000-2001 (prima dell’11 Settembre), la più grave dopo quella del 1929.
Nella Germania nazista la crisi economica fu superata finanziando il riarmo con le cambiali “Mefo”, rimborsabili nel 1939, ma nel 1938 Hitler diede corso alla seconda guerra mondiale, invalidando un debito che, se onorato, avrebbe fatto crollare l’economia tedesca. La guerra avrebbe pareggiato i conti con la conquista di mercati e di risorse nuove.
Risulterebbe perciò evidente il nesso tra debito e guerra, tra militarismo e ripresa economica, senza contare i benefici che deriverebbero dalla predazione di risorse e di mercati nuovi.
Una guerra particolare quella dei nostri tempi, che negli USA ha mobilitato investimenti nel riarmo come non si vedeva dagli anni della guerra fredda.
Una guerra continua, garantita da ciò che ne è derivato, il terrorismo, che disgraziatamente ha risvolti imprevedibili ed incontrollabili, a cui si lega l’approvazione di leggi che prima sarebbero state inaccettabili.
“Il nostro stile di vita non è negoziabile” non è soltanto il motivo per cui l’America di Bush non aderisce al protocollo di Kyoto, ma una logica che giustifica ogni atto, compreso quello di non cercare accordi se ciò che necessita è meglio che sia.
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Il nostro stile di vita…. Ma di quale stile di vita stiamo parlando?
Lo stile di vita di chi non arriva a fine mese, di chi non riesce a pagare un affitto, di chi è precario, di chi è flessibile, di chi è costretto ad accettare tutto perché c’è sempre qualcuno disposto, lo stile di vita di chi s’indebita, di chi lavora in nero, di chi è sfruttato, e sono molti, moltissimi, così come sono molti (la maggior parte) tutti quelli che non hanno uno stile di vita da difendere, nonostante glielo si faccia credere.
Ma da oggi anche spostarsi in treno o in metropolitana diventa rischioso, affinché chi ha uno stile da non negoziare possa continuare ad averlo assicurato.
----crazia
Hard Lasswell, fondatore del moderno campo delle comunicazioni e uno dei più importanti teorici politici statunitensi, spiegava: “Non dobbiamo soccombere al “dogmatismo democratico” secondo cui gli uomini
sono i migliori giudici dei propri interessi, perché è infondato:
noi siamo i migliori giudici degli interessi pubblici, quindi, per una questione di ordinaria moralità, dobbiamo assicurarci che questi uomini privi di giudizio
non abbiano “l’opportunità” di agire. In quelli che oggi sono chiamati
”stati totalitari” , o “regimi militari” , è facile: basta impugnare il
manganello e colpire chi esce dai ranghi. Ma quando la società è
più libera e democratica, occorre rinunciare a questa “opportunità”
ed adottare le tecniche della propaganda. La logica è chiara: la
propaganda è per la democrazia quello che il randello è per lo stato
totalitario: è una cosa buona e giusta perché, come sappiamo, gli
interessi comuni sfuggono al gregge smarrito, che non riesce
nemmeno a immaginarli ".
Questa teoria è stata ripresa e sviluppata da molti altri.
Reinhold Niebuhr, l'autorevole teologo ed esperto di politica
estera chiamato anche “il teologo dell’establishment”, guru di
George Kennan e degli intellettuali kennediani, ha avanzato
l’ipotesi che la razionalità sia una qualità posseduta da pochi:
"La maggior parte delle persone è guidata soltanto dall’emozione
e dall’impulso. Chi di noi è dotato di razionalità deve creare
”illusioni necessarie” ed “ipersemplificazioni” di forte impatto
emotivo per tenere sotto controllo gli ingenui e gli sciocchi ".
( La Democrazia della Propaganda – Noam Chomsky)
Giovedì 7 luglio 2005, Londra, quattro bombe, quattro attentati, si tratta del gruppo segreto della Jiahd di Al Qeada in Europa.
Proprio quando era crescente il disaccordo dell’opinione pubblica americana con la strategia di Bush, e forti erano le pressioni per un ritiro delle forze militari dall’ Iraq (trattative in corso).
Quando sapremo tutta la verità?
Ecque qua
Finalmente il presidente del Senato pappagone Pera, in Spagna per inaugurare un seminario di studi sociali, ha estratto il fogliettino e, schiarendosi la voce, ha cominciato a leggere il suo discorsetto, secondo la tesi che gli esperti di strategia e marketing conoscono da tempo: pochi sostantivi ripetuti, il cui contenuto misterioso sia reso grave dal tono cupo con cui li si pronuncia: laicismo (che fa rima con “cumunismo”), relativismo (anch’esso un’ottima rima, oggi molto in voga). E siccome a parlare di “cumunismo”, oggi, è rimasto solo topo gigio Berlusconi, la nuova frontiera della propaganda clerico-democristiana cerca di evocare mostri che, almeno nelle parole, abbiano qualche assonanza con il babau rosso.
A proposito del matrimonio gay:
“E’ falso che si tratti di conquiste civili o di misure contro le discriminazioni o di estensione dell'uguaglianza; si tratta piuttosto del trionfo di quel laicismo che pretende di trasformare i desideri, e talvolta anche i capricci, in diritti umani".
A proposito dei recenti referendum sulla procreazione assistita:
"Costoro hanno perso non perché gli italiani siano diventati clericali, oscurantisti o medievali, ma perché si sono ribellati all'arroganza del pensiero elitario laicista e si sono preoccupati di porre limiti all'onnipotenza della scienza in nome della tutela della vita".
Dopo avere finito di leggere il foglietto, pappagone Pera, si sarebbe guardato intorno cercando conforto in qualche tonaca cardinalizia.
Un attimo di smarrimento, ma avendo creduto di scorgere in un barista, in fondo alla sala, un prelato, il timido Pera avrebbe sorriso e pronunciato:
“gnorsì Santità, ecque qua”.
(a volte) Tornano
“La capacità produttiva risultava eccessiva rispetto ai possibili sbocchi (…) Faceva la sua comparsa la disoccupazione come caratteristica permanente dei paesi industrializzati. I paesi europei furono colpiti più duramente ed i giovani in particolare. Un’intera generazione trovava difficoltà a procurarsi un lavoro stabile. E questa situazione creava una situazione di sofferenza sociale e di instabilità psicologica cronica. Inoltre dava nuovi compiti alle istituzioni pubbliche, costrette ad intervenire nel mercato del lavoro con politiche costosissime di assistenza alla caduta del potere di acquisto delle classi lavoratrici. La piccola borghesia si era largamente emancipata dalle vecchie dipendenze culturali gerarchiche della società paternalista, ma era impoverita e minacciata dalla disoccupazione. Il proletariato urbano era spesso in miseria, le classi dirigenti incapaci di fare fronte alle trasformazioni dei modelli di vita…”
(Paolo Viola - Il Novecento-)
Pare la descrizione di questi tempi ma si tratta del 1922 circa, anno della marcia su Roma. Anno in cui Mussolini parlava di Stato “etico”, dotato cioè di diritti morali sull’individuo.
Nell’Italia del 2005 regna topo gigio Berlusconi insieme al gatto e la volpe Ruini-Ratzinger, ma già il Vaticano (in attesa di un uomo “illuminato” che governi l’Italia) cerca alleanze ad oriente ed occidente sotto lo slogan: “basta con il disordine e l’autonomia delle parrocchie” .
In ambienti bene informati si sussurra di processi sommari, e senza appello, eseguiti contro relativismo, laicismo, e modernismo; voci di corridoio indicano il dubbio e lo scetticismo come i futuri sovversivi da mettere al muro.
Non se ne sono mai andati, ma a volte tornano in pompa magna…che ci stiano provando?
Per fortuna
Per fortuna, degli altri, di Italia in Europa ce n’è una sola.
Per fortuna, degli altri, una scuola che non prepara in materie scientifiche, l’abbiamo noi.
Per fortuna degli altri, uno Stato che non finanzia adeguatamente la ricerca, l’abbiamo noi.
Per fortuna, degli altri, la sede della Chiesa cattolica, a Roma, l’abbiamo noi.
Per fortuna, degli altri, una televisione “laica” e “pubblica” che ci “informa”, tutti i giorni, su ogni alito del Papa e di Ruini, l’abbiamo noi.
Per fortuna, degli altri, il referendum-prova generale del potere politico e di marketing della Chiesa, l’abbiamo noi; e chi vuole vincere le prossime elezioni è avvisato.
Per fortuna, degli altri, una classe politica piegata, anche, dal potere religioso, l’abbiamo noi.
Per fortuna, degli altri, casualmente, l’unico paese economicamente fermo siamo noi.
Per fortuna, nostra, la ricerca scientifica continua in altre nazioni.
Per fortuna, nostra, ci sarà da ridere nei prossimi anni.
La scienza troverà rimedi per alcune malattie gravi e questi deriveranno dallo studio di embrioni, anche. Sarà divertente, allora, vedere i menefreghisti, i bigotti, gli ipocriti, i sepolcri imbiancati, quelli che si erano astenuti per “la vita”, fare la coda presso qualche centro medico estero pigolando una cura per la vita, loro.
Ah già, ma si può far finta di non sapere, di non ricordare, se proprio non ci si vuole pentire… come sempre.
La fecondazione illuminata
“Siete impegnati a illuminare le scelte dei cattolici e di tutti i cittadini circa i referendum ormai imminenti sulla procreazione assistita: proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno è segno della sollecitudine di voi pastori verso ogni essere umano che non può mai essere ridotto a mezzo ma è un fine, come insegna Cristo e come ci dice ragione umana”. (Papa Benedetto XVI)
“La Chiesa ha sempre insegnato, e tuttora insegna:
L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita”. (Mons. Elio Sgreccia, Presidente per la pontificia Accademia per la vita)
Fecondare l’illuminazione dovrebbe essere l’obiettivo di chi si propone come coscienza morale, e l’attenta adesione dei gesti alle parole dovrebbe appartenere a chi persegue questa difficile via.
Giudicare l’essere umano una persona fino al momento della sua comparsa, sotto forma di cellula fecondata, implica una posizione di principio molto rigida; perciò proporsi come numi tutelari della vita umana, sin dalla dimensione cellulare, ed indossare un abito che consente di avere un potere mediatico unico ed un'autorevolezza difficilmente raggiungibile, data dall’essere emissari di Dio, necessita un’attenzione assoluta alla coerenza. Se le parole di chi le pronuncia vogliono avere un peso diverso dalle altre.
Banca Intesa, derivata dalla fusione di Banco Ambrosiano Veneto, Cariplo, Mediocredito Lombardo e Banca Commerciale Italiana, conta tra i suoi azionisti lo IOR (Banca del Vaticano).
Fino al 2004 Banca Intesa era uno dei più importanti istituti bancari che forniva appoggio al commercio internazionale di armi. Da quest’anno la sua presenza in questo affare è diminuita per le lamentele dei correntisti, sollecitati dalla campagna contro le banche armate. Nonostante questa sia curata da associazioni laiche e missionarie, non ci sono state, in questi anni, dichiarazioni tese alla denuncia di questa condizione, né del Papa, né della Cei, né lo IOR ha ritirato i suoi soldi.
Modifiche alla legge n. 185/90 in materia di trasparenza e controllo nel commercio di armi: se prima non era possibile occultare triangolazioni che portavano lo smercio di armi in paesi a regime repressivo, da qualche anno è possibile, con le modifiche apportate alla legge (approvate con i voti di Forza Italia e della destra, di quelli che ora difendono la vita dell’ovulo fecondato). Anche a seguito di questa ulteriore violazione della vita, non di cellule ma di uomini, non ci sono state dichiarazioni ufficiali né del Papa, né della Cei.
Eppure sarebbero state ottime occasioni per accreditarsi come autorevoli paladini della vita, contro quel capitalismo che, a parole, anche la Chiesa molto genericamente critica; ma anch'essa versa i suoi proventi nelle banche, nello stesso giro, quello che trae profitto da un’economia di guerra.
Si parlava di cellule, di chi dice di difendere l’essere umano sin dalla sua radice, di chi propone il no o l’astensione al voto del referendum sulla fecondazione assistita, si parlava di chi ha già mostrato con i fatti la realtà del suo pensiero.